23 marzo 2016

Angelize, Aislinn | Recensione


Angelize, Aislinn (Angelize #1)
Titolo originale: Angelize
Data prima pubblicazione: 2013

Trama: Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell’eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini.
Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che “indossa” ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita.
Ma gli angeli “puri”, quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni.
Per sopravvivere gli “angeli bastardi” dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici…


Angelize non è sicuramente il classico libro con gli angeli.
I protagonisti sono degli ibridi, angeli bastardi: ingannati dagli angeli puri che li hanno uccisi per procurarsi un corpo umano e diventati essi stessi angeli, dopo aver trovato un modo per reincarnarsi, sono ora una via di mezzo tra angeli e umani. Diversi, esclusi e cacciati come aberrazioni da quelli che dovrebbero essere i loro parenti più prossimi, gli angeli puri.
Questi ultimi sono esseri freddi, addirittura spietati nel perseguire la loro giustizia priva di compassione. La perfezione angelica in questo caso è sinonimo di distacco e alterigia.
Un po' mi hanno fatto pena perchè li ho visti come esseri completamente persi, smarriti.
Della città di Milano, l'ambientazione di Angelize, ho un ricordo piuttosto vago di quando ci andai che avevo dieci anni - ero rimasta stupita perchè il cielo era grigio - ma l'ho trovata la scenografia perfetta per la storia raccontata e contribuisce al senso di alienazione che si respira in molti punti del libro.
La storia è raccontata dai tre punti di vista dei protagonisti (Haniel, Hesediel e Rafael), cosa che, lo sapete, di solito mi irrita non poco, ma se fatto bene (come in questo caso) si rivela una marcia in più.

Io l'ho vista in qualche modo come una storia di vittime, di "perdenti" (nel senso etimologico del termine: chi subisce spesso sconfitte): i tre protagonisti d'altronde avevano i loro bei problemi anche da umani e ho trovato bello che, di fronte all'ennesima beffa della loro vita e nella loro debolezza e imperfezione di fronte agli angeli puri, facciano comunque qualcosa a modo loro e continuino a lottare.

L'angelo lo aveva fissato severo, il tipo di sguardo che lui aveva visto a volte sui poliziotti o sui tizi dell'affido. Uno sguardo senza dubbi, senza amore, senza nulla dietro la superficie, un viso che emergeva dalla luce ed era ordine e giustizia e purezza tanto assoluti da far male, sicurezza ardente come una lama tra le fiamme.


VALUTAZIONE 
(4 papaveri)
 

2 commenti:

  1. Lo lessi tempo fa con un gruppo di lettura che organizzai insieme all'autrice e mi piacque molto! Devo ancora leggere il seguito, prima o poi lo recupererò <_<

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    1. L'ho trovato molto originale e più avanti leggerò sicuramente anche il seguito! :)

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